GESTIONE ECOLOGICA DEI RODITORI SINANTROPI

Che riguardi il settore industriale, sanitario o gli ambienti urbani e rurali, le infestazioni da roditori possono rappresentare una vera e propria piaga. Topi e ratti, infatti, riescono ad arrecare molteplici danni, tra cui quelli strutturali ad edifici ed impianti elettrici, attraverso l’attività di rosura, con possibilità di insorgenza di incendi e cortocircuiti. Possono danneggiare le derrate alimentari, cibandosene, contaminandole attraverso l’urina o le feci o rimanendo intrappolati all’interno dei macchinari di lavorazione delle aziende; in quest’ultimo caso il ritrovamento nel prodotto finito ne conferisce la non idoneità al commercio. Infine, possono essere responsabili di diverse malattie e portatori di parassiti trasmissibili all’uomo. La loro presenza viene spesso rilevata grazie al ritrovamento degli escrementi, al forte odore di ammoniaca che lascia l’urina, alla presenza di rosure su pavimenti/pareti, nonché al reperimento di materiale danneggiato.

A causa di questi numerosi fattori si rende necessario il loro repentino allontanamento e, l’eliminazione dei suddetti da uno specifico luogo, è spesso affidata all’utilizzo di rodenticidi, sostanze biocide che consentono un controllo rapido ed economico dei roditori commensali, ma che portano l’animale stesso e frequentemente anche individui di specie non target, ad una morte lunga e sofferente.

Il meccanismo di azione di tali sostanze è basato sull’impedimento della sintesi dei fattori di coagulazione nel sangue dei vertebrati; i sintomi tipici riscontrati post-ingestione sono anemia, dispnea e letargia, con morte derivante da emorragie interne [1].

Tali composti possono essere divisi in prima, seconda e terza generazione. Gli anticoagulanti di prima generazione devono essere ingeriti per alcuni giorni consecutivi (ingestione multipla) affinché venga raggiunta la concentrazione letale all’interno del corpo dell’animale bersaglio. In seguito allo sviluppo di resistenza nelle popolazioni dei roditori [2], i rodenticidi di prima generazione sono stati sostituiti dagli anticoagulanti di seconda e terza generazione, ad ingestione singola, molto più potenti rispetto ai primi poiché la sostanza, una volta entrata all’interno dell’organismo bersaglio, non subisce una rapida degradazione e può esplicare lentamente il proprio effetto. Presentando una maggiore affinità per i siti di legame nel fegato, mostrano una maggiore tossicità, nonché una maggiore capacità di accumulo e persistenza [3; 4]; la lunga emivita biologica nel tessuto epatico dei roditori, costituisce un potenziale pericolo per i predatori, che cibandosene manifestano i medesimi sintomi della preda (avvelenamento secondario).

La morte per avvelenamento da anticoagulanti infatti non è immediata, ma avviene alcuni giorni dopo l’assunzione [5] ed è stato riportato che, in seguito all’ingestione di esche, la maggior parte dei roditori subisce un importante cambiamento a livello comportamentale: il loro normale ritmo circadiano viene alterato e la loro risposta di sorpresa, in caso di esposizione ad una minaccia, cambia da fulminea al puro congelamento [6], incrementando la probabilità di predazione.  

Avvelenamento secondario da rodenticidi su un’Aquila Americana
Fonte: Badger Run Wildlife Rehab

Il rischio che i rodenticidi rappresentano per gli animali è riconosciuto e quindi, il loro utilizzo viene regolamentato (Allegato I della Direttiva sui Biocidi (98/8/CE)) attraverso delle restrizioni che prevedono la mitigazione del rischio, tra cui, l’utilizzo di tali prodotti solo da parte dei professionisti, l’utilizzo di scatole protettive per le esche – poiché anche altra fauna selvatica, nonché domestica, ne è esposta – e l’obbligo di cercare e rimuovere i roditori morti.

Fonte: South African Wildelife Rehabilitation Center

Al contempo, sebbene non rientri nella categoria dei rodenticidi, anche la colla per roditori è un mezzo di eliminazione estremamente dannoso. In caso di invischiamento, il roditore viene intrappolato fisicamente dalla colla sul substrato che la contiene e nello sforzo di liberarsi possono crearsi delle lacerazioni nella pelle. Maggiore è il tempo trascorso sulla colla, maggiori sono i danni riportati. La morte sopraggiunge per sfinimento dell’animale nel tentativo di fuga, per fame o per soffocamento qualora il muso venisse totalmente avvolto dalla colla. Se non vengono nascoste opportunamente, queste trappole espongono la preda – parzialmente immobilizzata – all’attenzione dei predatori, i quali rischiano a loro volta di subire l’invischiamento.

Se per gli animali avvelenati da rodenticidi che riescono a giungere ad un centro di recupero di fauna selvatica, per i danni interni riportati, non c’è praticamente salvezza; gli animali che giungono incollati hanno delle prospettive di vita incerta. La pulizia dalla colla richiede una delicata e lunga manipolazione – che può durare giorni – con farina o cenere, le eventuali ferite richiedono una costante pulizia. Spesso l’animale è completamente immobile, il che lo rende non autosufficiente, quindi la somministrazione di acqua ed alimenti avviene in maniera forzata. Nonostante tutti questi sforzi, il danno connesso al contatto prolungato con la colla porta comunque il paziente ad un elevato rischio di morte per intossicazione. Infine, non sempre l’animale una volta ripulito dalla colla è immediatamente reintroducibile: basti pensare, nel caso di volatili, che le penne perse/rotte verranno cambiate solamente durante la muta, che può verificarsi nei mesi successivi o addirittura l’anno seguente, obbligando il selvatico ad una detenzione prolungata. L’asportazione completa della colla è indispensabile, ma rappresenta un’enorme fonte di stress per il paziente, il quale può anche morire a causa delle frequenti manipolazioni.

Esistono degli accorgimenti semplici ma efficaci per allontanare i roditori, senza condannare loro ed altri animali:

  1. Smaltire correttamente i rifiuti ed eliminare le fonti di accesso al cibo, tramite una corretta conservazione dello stesso in appositi contenitori e/o mobili.
  2. Rimuovere possibili rifugi, tappare i buchi, gli accessi, tutte le possibili vie d’entrata e d’uscita.
  3. Se non vi sono animali domestici, gli apparecchi ad emissione di onde elettromagnetiche o ultrasuoni, non udibili all’uomo, possono essere un’ottima soluzione.
  4. Utilizzare repellenti naturali con odori sgradevoli ai roditori.
  5. Utilizzare trappole ad esca (NON avvelenata!) per intrappolare temporaneamente il roditore, per poi liberarlo a diversi chilometri di distanza. In questo caso, è estremamente importante controllare spesso la trappola, onde evitare di catturare il roditore e lasciarlo morire di fame.
  6. Incoraggiare la presenza di predatori naturali, ad esempio tramite la collocazione di cassette-nido per uccelli rapaci, oppure tenendo le aree in cui possono esserci cunicoli scavati dai roditori libere da vegetazione.

Michela Padovani

Bibliografia

[1] DuVall MD, Murphy MJ, Ray AC, Reagor JC. Case Studies on Second-Generation Anticoagulant Rodenticide Toxicities in Nontarget Species. Journal of Veterinary Diagnostic Investigation. 1989;1(1):66-68. doi:10.1177/104063878900100118

[2] Buckle, Alan P., Colin V. Prescott, and Keith J. Ward. “Resistance to the first and second generation anticoagulant rodenticides-a new perspective.” (1994).

[3] Vandenbroucke, Virginie, et al. “Pharmacokinetics of eight anticoagulant rodenticides in mice after single oral administration.” Journal of veterinary pharmacology and therapeutics 31.5 (2008): 437-445.

[4] Hughes, J., et al. “Monitoring agricultural rodenticide use and secondary exposure of raptors in Scotland.” Ecotoxicology 22.6 (2013): 974-984.

[5] http://www.ulss22.ven.it/UploadDocs/6306_I_Rodenticidi___dr__A__Baseggi

[6] Cox, Paula, and R. H. Smith. “Rodenticide ecotoxicology: pre-lethal effects of anticoagulants on rat behaviour.” Proceedings of the Vertebrate Pest Conference. Vol. 15. No. 15. 1992.

FUOCHI D’ARTIFICIO: IMPATTO SU FAUNA E AMBIENTE

Come ogni anno, il dibattito pubblico di questo periodo, immancabilmente, si è concentrato sui botti di Capodanno e sui pericoli che essi comportano. Normalmente l’accento è posto solo su discussioni inerenti ai fuochi illegali ed ai danni accidentali per le persone, dimenticandosi completamente di chi non ha la possibilità di difendersi: gli animali e l’ambiente. Quest’anno purtroppo un fatto di cronaca molto serio (La strage di uccelli nella notte di Capodanno a Roma – Agi) [1] si è verificato nella notte di Capodanno, riportando l’attenzione anche su casi meno noti; ovvero i danni che possono coinvolgere la fauna selvatica.

Strage in Via Cavour Roma la notte di Capodanno. Fonte: https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Botti-strage-uccelli-a-Roma-centinaia-trovati-su-asfalto-43749381-87ad-4df5-a867-85dab41d0ee6.html#foto-2

In generale il fragore dei botti, oltre a scatenare negli animali una naturale reazione di spavento [2], li porta frequentemente a perdere l’orientamento, esponendoli, così, al rischio di smarrimento e/o investimento. Quando le esplosioni avvengono a breve distanza le conseguenze possono essere molto più drammatiche, come ferimento o morte per ustioni e bruciature.

Campagna OIPA. Fonte: OIPA https://www.oipa.org/italia/botti-di-capodanno-il-covid-non-li-ferma-il-decalogo-oipa-per-proteggere-cani-e-gatti/

Chi possiede un animale domestico spesso osserva segni riconducibili allo stress come: aumento del battito cardiaco, aumento della frequenza respiratoria, tremori, salivazione eccessiva, dilatazione delle pupille, cercare riparo in angoli o dietro/sopra/sotto i mobili, fuga, eccessivo abbaiare, attività motoria accentuata, corsa in circolo, perdita dell’orientamento, aumento dell’aggressività. Inoltre è bene ricordare che se tenuti all’aperto la paura può indurli a fuggire dai propri giardini nel tentativo di sottrarsi al rumore per loro insopportabile, finendo spesso vittime del traffico o di ostacoli non visibili al buio [3] [4].

I suoni percepiti nel mondo animale. Fonte: S. Blatrix http://www.cochlea.org/en/hear/human-auditory-range

Dal punto di vista anatomico l’apparato uditivo del cane e del gatto non differisce molto da quello umano; è formato da un orecchio esterno, uno medio ed uno interno. Lo straordinario udito del cane è da attribuire in primo luogo alla presenza di cellule cigliate altamente specializzate poste nell’orecchio interno, le quali consentono la percezione di suoni a frequenze molto elevate. Se un uomo infatti presenta uno spettro di udito che va tra i 20 ed i 20.000 Hz, ma spesso non supera la soglia dei 16.000 Hz, un cane può arrivare a percepire suoni fino a 45.000 Hz ed un gatto fino ai 70.000 Hz. Un rumore che per molte persone risulta flebile a 4 m di distanza può risultare chiaro e nitido per un cane che si trovi a ben 25 m dalla fonte del suono. Per quanto riguarda poi l’intensità del suono, cani e gatti riescono a sentire suoni di intensità molto bassa, per l’uomo non udibili, grazie alla funzione di amplificazione dei padiglioni auricolari mobili. Possono dunque udire deboli suoni a grandi distanze. Questo è uno dei motivi per cui se l’uomo percepisce certi rumori come fastidiosi, loro possono invece avvertirli come dei boati insopportabili [4] [5].

L’intensità dei suoni percepiti dall’uomo. Fonte: S. Blatrix http://www.cochlea.org/en/hear/human-auditory-range

Gli effetti dei fuochi d’artificio sugli animali possono essere osservati molto chiaramente anche negli zoo [6]. È stato dimostrato che il rumore dei botti rende molto nervosi animali come rinoceronti e ghepardi, influenzando visibilmente il comportamento anche di altri, come gli elefanti, mentre i roditori spesso continuano a correre anche diversi minuti dopo la fine dei rumori [7].

Una nota è da porre anche sui danni provocati agli animali d’allevamento: i botti ed i lampi di luce possono indurre una paura tale da generare fughe di massa improvvise, che aumentano incredibilmente la possibilità di incidenti legati all’impatto con recinzioni, edifici e veicoli. In alcuni animali da allevamento come vacche e cavalli, durante la gravidanza, il trauma può persino causare un aborto improvviso. Polli e galline, invece, tendono naturalmente a raggrupparsi, facendo aumentare le possibilità di morte per schiacciamento e soffocamento [8] [9].

Itteri Alirosse (Agelaius phoeniceus) in studio presso l’Università della Georgia. Fonte: http://edition.cnn.com/2011/US/01/05/arkansas.bird.mystery/

Molto studiati, ma meno noti in Italia, sono i disagi arrecati alla fauna selvatica. Nel corso degli anni il caso più eclatante che riguarda i danni dovuti ai divertimenti di Capodanno si è verificato in Arkansas nel 2011. Durante questo evento morirono circa 5000 Itteri Alirosse (Agelaius phoeniceus) che a seguito dello spavento si erano innalzati in volo in massa per fuggire ma, avendo volato a bassa quota, avevano impattato contro a degli ostacoli (National Wildlife Health Center) [10]. Gli uccelli, svegliati improvvisamente nel cuore della notte dal forte rumore, spesso soffrono di tachicardia o muoiono per lo spavento a seguito di infarto. Uno dei maggiori fattori di stress è causato dalla lontananza temporanea o permanente dal proprio rifugio [11]. Alcuni studi hanno evidenziato come lo stress e la lontananza dai luoghi di nidificazione e nutrimento ne possano compromettere la salute e la crescita [12]. Un’ indagine condotta grazie all’ ausilio dei radar ha dimostrato che gli uccelli si involano in massa a seguito di esplosioni di fuochi d’artificio, e possono dirigersi, nel cuore della notte, a molti km di distanza dai luoghi di riposo [13]. Nel tentativo di fuggire, disorientati dal rumore, dalle luci e dal fumo, possono consumare ingenti energie e collidere contro edifici, cavi, automobili, oltre a dover affrontare condizioni metereologiche spesso non favorevoli; tutti questi fattori possono portare alla morte degli individui o, nei casi meno seri, causare danni a lungo termine negli uccelli o provocare la frammentazione degli stormi [14]. Alcuni dei danni permanenti più significativi possono essere: perdita dell’udito, spostamento della soglia di udito ed importanti modificazioni dei segnali di comunicazione [15].

Residui di fuochi d’artificio abbandonati sulla costa di Barletta. Fonte: https://www.barlettaviva.it/notizie/residui-di-fuochi-d-artificio-abbandonati-sulla-costa-di-barletta/

Un’ ultima, ma non per importanza, grave implicazione è la quantità di veleni diffusi nell’aria, particolarmente nociva per le persone e gli animali. Le esplosioni dei botti rilasciano nell’aria particelle dannose come le polveri sottili PM10 che se inalate risultano tossiche [16]. Le inalazioni possono causare diversi danni respiratori come l’asma, ustioni alla bocca ed alla gola. L’inquinamento dell’aria nella notte di Capodanno riesce a superare talvolta quello dell’attività annuale di numerosi inceneritori: si riscontrano valori non trascurabili di potassio, stronzio, bario, magnesio, alluminio, zolfo, titanio, manganese, rame, cromo e piombo [17] [18]. Oltre all’aria, l’inquinamento di questi giochi pirotecnici è generato dai rifiuti dovuti al loro scorretto smaltimento, soprattutto delle parti metalliche e di cartone da cui sono avvolti [19]. Inoltre ci può essere il rischio di ingestione accidentale di residui di petardi o fuochi d’artificio da parte degli animali [20].

Alla luce di tutti queste considerazioni in molte città è vietato l’uso di fuochi d’artificio delle categorie F3 ed F4, che sono quelli con rischio più elevato [21]. Purtroppo non sempre la legge viene fatta rispettare e per questo motivo sarebbe più corretto vietarne la vendita oltre che l’uso, spesso inappropriato e che porta anche ad esiti potenzialmente mortali, come si può leggere in molti articoli di cronaca [22].

Carlotta Mantovani

Bibliografia

[1] https://www.agi.it/cronaca/news/2021-01-01/uccelli-morti-notte-capodanno-roma-10876361/;

[2] British Small Animal Veterinary Association (2019) “Fireworks”, BSAVA [accessed on 18 June 2019];

[3] MC Gates, S Zito, JK Walker & AR Dale (2019) Owner perceptions and management of the adverse behavioural effects of fireworks on companion animals: an update, New Zealand Veterinary Journal, 67:6, 323-328, DOI: 10.1080/00480169.2019.1638845;

[4] AA. VV., Fisiologia degli Animali Domestici con elementi di Etologia (seconda ed.), Torino, UTET, 1998;

[5] Blackwell, E. J.; Bradshaw, J. W. & Casey, R. A. (2013) “Fear responses to noises in domestic dogs: Prevalence, risk factors and co-occurrence with other fear related behaviour”, Applied Animal Behaviour Science, 145, pp. 15-25;

[6] Sulser, E.; Steck, B. L. & Baur, B. (2008) “Effects of construction noise on behaviour of and exhibit use by snow leopards Uncia uncia at Basel zoo”, International Zoo Yearbook, 42, pp. 199-205;

[7] Rodewald, A.; Gansloßer, U. & Kölpin, T. (2014) “Influence of fireworks on zoo animals: Studying different species at the zoopark erfurt during the classic nights”, International Zoo News, 61, pp. 264-271;

[8] J. Broucek EFFECT OF NOISE ON PERFORMANCE, STRESS, AND BEHAVIOUR OF ANIMALS, Slovak J. Anim. Sci., 47, 2014 (2): 111-123;

[9] Gronqvist, G.; Rogers, C. & Gee, E. (2016) “The management of horses during fireworks in New Zealand”, Animals, 6 (3) [accessed on 2 January 2019];

[10] https://www.avma.org/javma-news/2011-04-01/mass-bird-deaths-arkansas-explained;

[11] Schiavini, A. (2015) Efectos de los espectáculos de fuegos artificiales en la avifauna de la Reserva Natural Urbana Bahía Cerrada, Ushuaia: Centro Austral de Investigaciones Científicas [accessed on 26 June 2019];

[12] Conomy, J. T.; Dubovsky, J. A.; Collazo, J. A. & Fleming, W. J. (1998) “Do black ducks and wood ducks habituate to aircraft disturbance?”, Journal of Wildlife Management, 62, pp. 1135-1142;

[13] Shamoun-Baranes J, Dokter AM, van Gasteren H, van Loon EE, Leijnse H, et al. (2011) Birds flee en mass from new year’s eve fireworks. Behav Ecol 22: 1173–1177;

[14] Stickroth, H. (2015): Auswirkungen von Feuerwerken auf Vögel – ein Überblick. – Ber. Vogelschutz 52: 115–149

[15] Dooling R. J., Popper A. N. (2007) “The Effects of Highway Noise on Birds” The California Department of Transportation Division of Environmental Analysis;

[16] Greven, F. E.; Vonk, J. M.; Fischer, P.; Duijm, F.; Vink, N. M. & Brunekreef, B. (2019) “Air pollution during New Year’s fireworks and daily mortality in the Netherlands”, Scientific Reports, 9 [accessed on 11 June 2019];

[17] Vecchi R., Bernardoni V., et al (2008) The impact of fireworks on airborne particles, Atmospheric Environment, 42, 1121–1132;

[18] https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/cittadini/Tutela-ambientale/Qualita-dell-aria/impatti-fuochi-d-artificio-su-aria/impatti-fuochi-d-artificio-su-aria;

[19] Pirrie S. (2013) “10. PRECARIOUS AND POETIC INTERPRETATIONS OF THE ANTHROPOCENE: RETURN TO NATURE THROUGH BEER CANS,  BOTTLES AND FIREWORKS” Peer-reviewed papers from the 2013 Balance-Unbalance International Conference, Noosa, pp. 83-90;

[20] Stanley, M. K.; Kelers, K.; Boller, E. & Boller, M. (2019) “Acute barium poisoning in a dog after ingestion of handheld fireworks (party sparklers)”, Journal of Veterinary Emergency and Critical Care, 29, pp. 201-207;

[21] Direttiva 2013/29/UE;

[22] https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/01/01/botti-229-interventi-vigili-del-fuoco-in-netta-diminuzione_6217fbe8-fc6f-4c1e-a74c-900446135d0d.html .

L’ECCEZIONALE STRUTTURA DEL PICCHIO

Immaginate di muovere la testa a ritmo di hard rock ed heavy metal più volte al giorno, aggiungete una corteccia maledettamente dura davanti a voi ed è fatta: siete a tutti gli effetti dei picchiatori nati! Ad una velocità di circa 6-7 m/s, per circa 12’000 volte al giorno, con decelerazioni impressionanti, questi splendidi animali fronteggiano a muso duro una corteccia che farebbe sudare anche il più esperto e muscoloso dei boscaioli. I picchi hanno svariati motivi per picchiettare i tronchi più volte al giorno. Queste ragioni comprendono: la ricerca del cibo, la costruzione del nido ed il drumming, che consiste in un picchiettio rapido su una superficie che risuona, utilizzato per lo più come forma di corteggiamento. Sebbene il picchiettare avvenga tramite colpi laterali e non diretti, ciò non basta per assicurare al picchio una via di fuga dal mal di testa. Come fanno, quindi, a non subire delle vere e proprie commozioni cerebrali? Per prevenire tali danni, questa specie ha sviluppato delle caratteristiche fisiche a dir poco impressionanti che includono: 

1) un cervello relativamente piccolo e liscio, con uno spazio subdurale stretto e poco liquido cerebrospinale, orientato all’interno del cranio in modo da massimizzare l’area e la durata di contatto tra cervello e cranio; 

2) una distribuzione del tessuto spugnoso del cranio maggiormente concentrato nella fronte e nella parte posteriore, che funziona come un vero e proprio ammortizzatore per i colpi; 

3) l’osso ioide, una struttura muscolo-scheletrica che si avvolge attorno alla cassa del cervello, ancorante una lingua lunga, anzi lunghissima, che stabilizza il cranio come un casco… insomma una vera e propria cintura di sicurezza! 

4) un becco robusto ed appuntito a prova d’urto

Anche la prestazione fisica non è da meno: questa specie riesce infatti a limitare il tempo di contatto fra il legno ed il becco, ad ogni picchiettata, di appena mezzo millisecondo, un tempo estremamente breve per produrre danni cerebrali. Insomma, un cocktail di caratteristiche a prova di emicrania!

Nell’ immagine sopra riportata, un picchio svezzato questo Luglio da una delle nostre balie, della cui liberazione vi eravamo fatti partecipi in uno dei nostri video estivi passati. Se ve la foste persa la ritrovate al link —> 

https://www.facebook.com/watch/?v=2601679263380153&extid=7bf6pmi5iEGHxFR8

Michela Padovani

Fonti:

https://doi.org/10.1016/j.actbio.2016.03.030

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0026490&fbclid=IwAR1-JeqKMtW0J7gNZEVKqMl7-7tSX3l5Noxr2LS3zJLfuL_JBZR8UwgZqM8

PESCA RESPONSABILE E CURA DELL’AMBIENTE

Durante la quarantena COVID19 il Lago di Garda si era spogliato quasi del tutto della presenza umana,  lasciando libero arbitrio ai cigni che stavano nidificando, al cannareccione che con canto incessante dava il benvenuto al sole, agli svassi che iniziavano i loro corteggiamenti e poi ai germani reali, folaghe, gallinelle d’acqua, pesci che arrivavano in banco sulla costa… una natura ricca, che festeggiava un insolito e per loro prezioso periodo di calma e di esclusività di un ecosistema ricco come quello del Lago di Garda. L’opportunità di avere nel nostro territorio un bacino di acqua dolce è un dono davvero grande, senza acqua la vita non esisterebbe e poco basta per contaminarla colpendo con essa gli animali che da lei dipendono, noi compresi. Basti pensare ai danni provocati dalla fuoriuscita di “scarichi abusivi” in particolare di impianti fognari che più volte è stato accertato sulle rive del lago o ancora lo smaltimento illegale di rifiuti gettati nelle acque invece di essere conferiti negli appositi centri di smaltimento.

Credo fermamente che non ci debba essere un virus per permettere che la Natura esprima rigogliosa il suo canto e che, nonostante episodi di incivile convivenza, ci sia una moltitudine di persone che sappia guardare con occhi amorevoli e comportamenti rispettosi, ad uno dei beni più preziosi: l’acqua e tutta la vita che con essa porta.

Le storie riportate nell’articolo precedente parlano di atteggiamenti distratti e forse non consapevoli, che provocano gravi sofferenze, ma anche di sguardi attenti che hanno saputo prendersi carico di quella sofferenza segnalandola a chi poteva intervenire per curare. E’ esattamente quello sguardo che va allenato, un vedere che non deve rimanere sterile e immobilizzato magari sopraffatto dall’ impotenza, o dal pensiero “mah si, ci penserà qualcun altro”. Quel grido di aiuto ci viene chiesto a noi che siamo lì in quel preciso istante, ed agire o non farlo può divenire determinante per fare la differenza. E’ quello sguardo che va ad attivare quelle energie in noi, che tutti abbiamo magari sopite o finora inespresse, che ci spingono ad agire prendendo su di noi la responsabilità di quella vita che senza il nostro intervento potrebbe rimanere in agonia fino al sopraggiungere anche della morte. E’ in quel momento che noi stiamo creando la storia che può  concludersi felicemente o meno, a seconda delle scelte che faremo in quell’ istante. Solamente quando sentiamo nostro qualcosa, che ci  riguarda e ci appartiene e che in qualche modo esprime una parte di noi – sia essa bellezza, gentilezza, stupore, meraviglia- che può scattare quel senso di responsabilità, di sollecitudine e cura di cui a gran voce sta chiedendo il pianeta Terra.

Ecco allora che le mani di un pescatore porteranno attenzione a raccogliere i materiali propri e quelli accidentalmente lasciati da altri, che un passante raccoglierà la plastica e il vetro di una bottiglia rotta che incontrerà al suo passaggio e che un bambino metterà in tasca la carta di una caramella invece di gettarla a terra, perché avremo finalmente compreso che la Natura è la casa di tutti, nostra, degli animali, delle piante che la popolano e che solo attraverso il nostro sguardo e le nostre azioni orientate al rispetto della Vita, permetteremo di far splendere quel Paradiso che già abitiamo.

Elena Carletti

Un magnifico esemplare di cigno reale tra i canneti del Lago di Garda

Pesca: quando con il tuo comportamento puoi fare la differenza

Sono molti gli uccelli acquatici giunti a noi a causa dello sfortunato incontro con ami da pesca/galleggianti/lenze/reti. Questi possono provocare svariati danni:

– L’ingestione delle lenze o pezzi di rete può causare un blocco intestinale e/o riempire lo stomaco dell’animale impedendogli di provare fame, con la conseguenza che il soggetto non mangi e muoia di stenti.
– L’ingestione di ami da pesca può provocare occlusione e/o lacerazione degli organi dell’apparato digerente.
– Le sostanze chimiche rilasciate possono avvelenare l’animale.- La fauna selvatica impigliata è impossibilitata al volo, alla camminata o al nuoto, rendendo impossibile il reperimento del cibo o la fuga da eventuali predatori.- Il tentativo di liberarsi dai fili delle lenze o dalle reti può causare lo stringimento delle stesse fino alla lacerazione profonda della pelle (talvolta fino all’osso) e può impedire la circolazione sanguigna.
– Ferite e lacerazioni possono provocare gravi infezioni.Inoltre è possibile che gli uccelli utilizzino i fili di lenze o reti per la costruzione dei nidi, diventando talvolta delle trappole mortali non solo per la prole ma anche per gli stessi genitori che ne rimangono impigliati.

Nelle foto sottostanti vi riportiamo queste splendide specie celebrate spesso per la loro armonia ed eleganza, la cui sventura è iniziata con l’ingestione di materiali da pesca. I due cigni giovani prontamente operati hanno portato a termine con successo la convalescenza. Ringraziamo Nautica Modena s.r.l. per aver trovato uno di questi cigni, averlo prontamente soccorso portandolo presso la Clinica Veterinaria Verona Lago e successivamente, dopo le cure da parte dei nostri volontari, averci aiutato per il suo rilascio.

Purtroppo il lieto fine non si è verificato per il cigno adulto che ha riportato troppi danni.


Infine, questo bellissimo esemplare di germano reale ha subito un’ amputazione della zampa, ormai necrotica, a causa di una lenza che non gli ha lasciato scampo.

Con lo smaltimento personale dei materiali da pesca è possibile evitare tutto ciò: agite in maniera responsabile!

Michela Padovani

L’IMPATTO DEI GATTI DOMESTICI SULLA FAUNA SELVATICA

Alcuni dei piccoli giunti al centro a seguito di predazioni di gatti e che purtroppo non ce l’hanno fatta

Purtroppo, per quanto “carini e coccolosi” possano essere, i nostri amici gatti sono nella realtà una vera e propria sciagura per la fauna locale.
Essi contribuiscono infatti al declino delle specie aviarie e di piccoli mammiferi nel mondo[1], posizionandosi tra le maggiori cause di estinzione delle varie specie di uccelli, subito dopo la distruzione dell’habitat e l’attività antropica [2]. Molti studi hanno evidenziato come i gatti siano una minaccia per la fauna selvatica:


1-Attraverso la predazione di adulti, giovani e nidiacei;
2-Attraverso la competizione per le risorse alimentari con predatori autoctoni.
Mentre le popolazioni di predatori selvatici sono tenute sotto controllo dalla disponibilità alimentare, dalla capacità di predazione, dalla competizione e dalle malattie, al contrario le popolazioni di gatti liberi sono sostenute da alimenti supplementari forniti dall’uomo, sono spesso protette con vaccinazioni contro diverse malattie e non risentono dei loro predatori naturali, ormai assenti. Di conseguenza si presentano spesso in numero esponenzialmente maggiore rispetto ai predatori competitori nativi[3], il che, in  combinazione con la loro indole predatoria altamente opportunistica, li rende una vera e propria piaga.
Infine, i gatti colpiscono le popolazioni aviarie non solo uccidendo le singole prede, ma anche modificandone i comportamenti, come il foraggiamento, la riproduzione e l’utilizzo dell’habitat[4]. È stato addirittura stimato che la densità dei gatti di per sé, che può essere estremamente elevata nelle aree urbane, può influire negativamente sulla produttività aviaria, dove un numero esiguo di casi di predazione rispecchia semplicemente il basso numero di prede rimaste[4].


Troppo spesso arrivano al centro di recupero animali feriti da gatti ai quali non resta purtroppo nulla da fare, se non, praticare l’eutanasia. Aiutate queste bellezze della natura ad evitare di morire inutilmente:
– Sterilizzando il vostro gatto o la vostra gatta aiuterete a diminuire la popolazione di questa specie
– Fornendo al vostro gatto giochi in casa, soddisferete il suo naturale istinto predatorio
– Dotate il vostro gatto di un allarme sonoro (un collare con campanellino) quando lo lasciate libero di uscire, in questo modo la preda percepirà prima la sua presenza e sarà in grado di fuggire
– ricordate che il periodo da marzo a settembre è il più critico per i volatili, poiché  in giro vi sono i nidiacei e i piccoli degli uccelli, pertanto cercate di tenere i vostri gatti in casa, è una vostra responsabilità.

Michela Padovani

[1] Loss, Scott R., Tom Will, and Peter P. Marra. “The impact of free-ranging domestic cats on wildlife of the United States.” Nature communications 4.1 (2013): 1-8.
[2] Erickson, Wallace P., Gregory D. Johnson, and P. David Jr. “A summary and comparison of bird mortality from anthropogenic causes with an emphasis on collisions.” In: Ralph, C. John; Rich, Terrell D., editors 2005. Bird Conservation Implementation and Integration in the Americas: Proceedings of the Third International Partners in Flight Conference. 2002 March 20-24; Asilomar, California, Volume 2 Gen. Tech. Rep. PSW-GTR-191. Albany, CA: US Dept. of Agriculture, Forest Service, Pacific Southwest Research Station: p. 1029-1042. Vol. 191. 2005.
[3] Nogales, Manuel, et al. “A review of feral cat eradication on islands.” Conservation Biology 18.2 (2004): 310-319.
[4] Beckerman, A. P., M. Boots, and K. J. Gaston. “Urban bird declines and the fear of cats.” Animal Conservation 10.3 (2007): 320-325.